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Le consonanti labiodentali dello svizzero tedesco


Nocchi, Nadia; Schmid, Stephan (2006). Le consonanti labiodentali dello svizzero tedesco. In: Savy, Renata; Crocco, Claudia. Analisi prosodica. Teorie, modelli e sistemi di annotazione. Torriana: EDK Editore, 518-537.

Abstract

Uno dei tratti peculiari del consonantismo dello svizzero tedesco consiste nell’assenza del tratto di sonorità per le consonanti occlusive, fricative e affricate. Le ostruenti possono essere tuttavia definite attraverso la contrapposizione fonologica fortis vs. lenis, oppure attraverso la semplice distinzione tra lunghe e brevi (cfr. Willi, 1995; Kraehenmann, 2001).
In ogni caso si tratta pur sempre di un’opposizione binaria, con una sola eccezione: le consonanti labiodentali. A questo proposito, Dieth (1950: 362) propone per le labiodentali una tripartizione in cui accanto a [f] (per esempio in ['ofe] ‘aperto’) e [v] ([ov] ‘forno’) compare un terzo tipo di suono [v] trascritto con il diacritico [] (per esempio in [vis]‘bianco’); secondo l’Autore (1950: 203), di questo segmento esiste anche una variante definita come ‘semivocale degenerata’, cioè come [] ‘bilabiale senza protrusione’ (per esempio in [b] ‘svevo’). In base alle osservazioni del fonetista svizzero sembra che questa consonante sia contraddistinta dalla presenza di sonorità e da breve durata. Tali caratteristiche ben si sposano con la definizione presente nella letteratura fonetica contemporanea per le approssimanti (cfr. Ladefoged, 1975; Martínez Celdrán, 2004), per cui il suono in questione corrisponderebbe all’approssimante labiodentale [].
Per verificare questa ipotesi abbiamo analizzato i correlati fonetici delle consonanti labiodentali dello svizzero tedesco. A tale proposito sono stati registrati sei parlanti maschi provenienti da quattro diversi cantoni della Svizzera tedesca (Argovia, Turgovia, Grigioni e Zurigo), ai quali è stato chiesto di tradurre dieci frasi dal tedesco standard (Hochdeutsch) nei loro rispettivi dialetti; di ogni frase tradotta abbiamo richiesto tre ripetizioni. L’analisi acustica si è concentrata sulla misurazione della lunghezza e dell’intensità dei segmenti; per l’approssimante labiodentale si è proceduto anche alla misurazione dei valori di F1, F2, F3 per verificare eventuali fenomeni di coarticolazione con le vocali contigue al segmento.
I risultati raccolti mostrano che per discriminare i tre tipi di consonanti il parametro essenziale è la durata che decresce nell’ordine [f] > [v] > []. L’intensità, invece, non si è rivelata un parametro efficace per la distinzione tra fortis e lenis, sebbene sia stata utile per distinguere i due tipi di fricative dall’approssimante. Quest’ultima si differenzia chiaramente dalle fricative in quanto caratterizzata da valori di intensità elevati in presenza di durata ridotta e si contraddistingue, dal punto di vista spettrografico, per la presenza di struttura formantica e barra di sonorità.

Uno dei tratti peculiari del consonantismo dello svizzero tedesco consiste nell’assenza del tratto di sonorità per le consonanti occlusive, fricative e affricate. Le ostruenti possono essere tuttavia definite attraverso la contrapposizione fonologica fortis vs. lenis, oppure attraverso la semplice distinzione tra lunghe e brevi (cfr. Willi, 1995; Kraehenmann, 2001).
In ogni caso si tratta pur sempre di un’opposizione binaria, con una sola eccezione: le consonanti labiodentali. A questo proposito, Dieth (1950: 362) propone per le labiodentali una tripartizione in cui accanto a [f] (per esempio in ['ofe] ‘aperto’) e [v] ([ov] ‘forno’) compare un terzo tipo di suono [v] trascritto con il diacritico [] (per esempio in [vis]‘bianco’); secondo l’Autore (1950: 203), di questo segmento esiste anche una variante definita come ‘semivocale degenerata’, cioè come [] ‘bilabiale senza protrusione’ (per esempio in [b] ‘svevo’). In base alle osservazioni del fonetista svizzero sembra che questa consonante sia contraddistinta dalla presenza di sonorità e da breve durata. Tali caratteristiche ben si sposano con la definizione presente nella letteratura fonetica contemporanea per le approssimanti (cfr. Ladefoged, 1975; Martínez Celdrán, 2004), per cui il suono in questione corrisponderebbe all’approssimante labiodentale [].
Per verificare questa ipotesi abbiamo analizzato i correlati fonetici delle consonanti labiodentali dello svizzero tedesco. A tale proposito sono stati registrati sei parlanti maschi provenienti da quattro diversi cantoni della Svizzera tedesca (Argovia, Turgovia, Grigioni e Zurigo), ai quali è stato chiesto di tradurre dieci frasi dal tedesco standard (Hochdeutsch) nei loro rispettivi dialetti; di ogni frase tradotta abbiamo richiesto tre ripetizioni. L’analisi acustica si è concentrata sulla misurazione della lunghezza e dell’intensità dei segmenti; per l’approssimante labiodentale si è proceduto anche alla misurazione dei valori di F1, F2, F3 per verificare eventuali fenomeni di coarticolazione con le vocali contigue al segmento.
I risultati raccolti mostrano che per discriminare i tre tipi di consonanti il parametro essenziale è la durata che decresce nell’ordine [f] > [v] > []. L’intensità, invece, non si è rivelata un parametro efficace per la distinzione tra fortis e lenis, sebbene sia stata utile per distinguere i due tipi di fricative dall’approssimante. Quest’ultima si differenzia chiaramente dalle fricative in quanto caratterizzata da valori di intensità elevati in presenza di durata ridotta e si contraddistingue, dal punto di vista spettrografico, per la presenza di struttura formantica e barra di sonorità.

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Item Type:Book Section, not refereed, original work
Communities & Collections:06 Faculty of Arts > Department of Comparative Linguistics
Dewey Decimal Classification:490 Other languages
890 Other literatures
410 Linguistics
Language:Italian
Date:2006
Deposited On:16 Apr 2010 08:36
Last Modified:14 Sep 2016 13:42
Publisher:EDK Editore
ISBN:88-88974-21-0
Additional Information:Atti del 2° Convegno Nazionale AISV
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Permanent URL: https://doi.org/10.5167/uzh-33337

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